PRIMO PREMIO TEATRALE
MAURIZIO COSTANZO NELLE CARCERI

Il volume si apre con un dialogo tra Pino Strabioli ed Edoardo Albinati (Premio Strega 2016), una conversazione che attraversa il rapporto tra carcere, scrittura e teatro. A partire dalla sua esperienza quasi trentennale di insegnamento nel Carcere di Rebibbia, Albinati riflette su come raccontare la vita detenuta senza retorica né sensazionalismi, interrogandosi sul modo in cui la scena teatrale possa restituire forma a una realtà difficile da narrare. Al centro del dialogo c’è il tempo della detenzione, «un tempo fermo», e la possibilità che il teatro riesca a trasformarlo in racconto, azione e presenza.

Questo libro contiene i testi finalisti al Premio teatrale Maurizio Costanzo nelle carceri.
Il vincitore della prima edizione è Senza Parole, scritto dai detenuti del carcere Sanquirico di Monza con la Compagnia dei Geniattori diretta da Mauro Sironi.
Il secondo e terzo classificato sono Galeotto fu il libro e chi lo scrisse, scritto dai detenuti del CR di Spoleto insieme alla Compagnia SIneNOmine diretta da Giorgio Flamini e That’s amore, scritto dai detenuti del CR di Orvieto con la Compagnia degli Artisti Nascosti diretta da Patrizia Spagnoli.

Il premio teatrale nelle carceri riunisce due interessi profondi che animavano papà: il teatro e le persone che soffrono e vivono ai margini della società. Aveva un’attenzione particolare per il carcere, per la condizione dei detenuti e per gli agenti di polizia penitenziaria. Con la collaborazione del Ministero di Grazia e Giustizia e del Dap abbiamo inviato un bando di concorso a tutti gli istituti carcerari italiani che avessero una compagnia teatrale al loro interno, poi abbiamo scelto i tre finalisti. Il testo vincitore è stato rappresentato al teatro Parioli-Costanzo di Roma il 20 maggio 2025.

Durante questo anno di lavoro ho ricevuto tante testimonianze di detenuti che grazie al teatro sono riusciti a trasformare la loro vita. Ve ne racconto una su tutte, perché è avvenuta proprio il giorno della rappresentazione di Senza Parole. Lo spettacolo era appena finito, il sipario era chiuso e dietro le quinte stavamo festeggiando con la compagnia dei Geniattori e i ragazzi detenuti.

Mi sento battere su una spalla, mi volto e davanti a me c’è un ragazzo che non ho mai visto. Una volta ero come loro, mi dice, ero un detenuto e oggi sono il tecnico delle luci del teatro Parioli-Costanzo. Volevo dirti che il teatro può davvero salvarti la vita. Questa sue parole insieme alla felicità che accendeva lo sguardo degli attori di Senza Parole, è stata la conferma che siamo sulla strada giusta. Il teatro è un’occasione di rinascita e nessuno è mai perduto.

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Camilla Costanzo

L'autrice

È scrittrice, sceneggiatrice, regista e giornalista. Da luglio 2024 è socio fondatrice e Presidente dell’Associazione Maurizio Costanzo con la quale ha istituito il Premio teatrale Maurizio Costanzo nelle carceri.